Affiliate Marketing: è possibile guadagnare davvero online?

Affiliate Marketing: è possibile guadagnare davvero online?

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Negli ultimi anni in Italia si è (finalmente) iniziato a parlare di Affiliate Marketing, un termine che per molti è tutt’ora sconosciuto, ma che parla di una strategia che sta inevitabilmente prendendo piede grazie alla sua capacità di portare profitto alle imprese con sforzi minimi e con rischi pressoché nulli.
Così sono iniziati ad uscire libri, post su blog che parlano proprio di Affiliate Marketing ma che, purtroppo, spesso lo fanno in un modo non corretto andando a promettere come sempre profitti da capogiro e cercando di convincere le persone sparando loro qualche cifra a 6 zeri.

Dare vita ad un business online è possibile, io l’ho fatto, ma non si tratta di mirare a chissà quali guadagni, è piuttosto creare un progetto vero e valido che possa durare nel lungo termine, cosa assai complicata in rete. Così se anche voi desiderate avviare la vostra attività online e non avete nulla di vostro da vendere, sappiate che si può “tranquillamente” vivere di questo ma prima dovete conoscere le dinamiche della rete, dell’Affiliate Marketing e da queste elaborare un progetto valido. Si è faticoso, difficile e in un equilibrio costantemente precario, ma è possibile.

Che cos’è l’Affiliate Marketing?

Pensate che sono stato così pazzo da fare la mia tesi di laurea sul vantaggio competitivo online per l’affiliato e tengo una volta l’anno proprio un seminario su questo tema al corso di Web Marketing della mia università. Mi sento un po’ un pioniere perché il 90% di quelli che abbiano mai deciso di parlare di questo lo ha fatto nel solito ed inutile modo, sparando cifre!

Ma veniamo al sodo:

Affiliate Marketing è naturalmente una branca del Web Marketing e consiste nel rapporto tra un tra un merchant (o inserzionista) ovvero un’impresa che desidera promuovere online i propri prodotti o servizi e un publisher (l’affiliato) che invece andrà a promuovere i prodotti del merchant e riceverà una remunerazione a performance ovvero come fisso o percentuale sulle vendite che fa generare oppure, più raramente, a lead (il cosiddetto click interessato).
Quindi i player fondamentali del rapporto sono 2, il merchant e l’affiliato, tra questi spesso si inserisce come intermediario il network di affiliazioni che possiede una piattaforma che fa incontrare imprese ed affiliati e gestisce tecnicamente ed economicamente il rapporto. Uno su tutti, Tradedoubler.com.

Quindi l’affiliato si occupa della cosiddetta fase di e-shopping (identificazione del bisogno, ricerca delle informazioni, valutazione delle alternative) mentre il merchant coprirà quella di e-commerce (decisione d’acquisto/negoziazione, transazione, assistenza post vendita). Ovvio è che il merchanto può occuparsi da solo anche della fase di e-shopping e qui si evidenzia uno dei grandi limiti dell’affiliate marketing ai danni dell’affiliato, naturalmente.

Quindi ricapitolando, facciamo un esempio di un possibile caso, il consumatore arriva in qualche modo nel sito dell’affiliato (tramite google, social,…), trova delle informazioni su un prodotto o servizio che l’affiliato promuove sul sito, clicca sul link tracciato (il traking serve ad attribuire all’affiliato quel determinato utente e le sue eventuali transazioni); se acquista sarà riconosciuta una commissione all’affiliato.

L’Affiliate Marketing per i merchant

Oggi ci occuperemo del lato affiliato ma è sempre bene andare a vedere l’altra parte del rapporto.
Per un impresa che opera online, il marketing d’affiliazione è una risorsa sconvolgente, fantastica. Eppure sono davvero poche le aziende che capiscono le infinite potenzialità dell’AM, poche ci puntano realmente sbagliando alla grande!

Amazon è una delle prime che ha compreso quanto possa essere importante questa strategia, perché si tratta di pubblicità gratuita (non si viene remunerati a view) che diviene a pagamento solo se porta direttamente alla transazione… vi rendete conto? Il sogno di ogni marketer, un paradiso che viene visto come tale da un numero davvero esiguo di imprese (almeno in Italia), ancora troppo legate ai vecchi concetti di marketing, qualcuno pensa ancora alle 4P!

L’Affiliate Marketing per gli (spesso poveri) affiliati

L’Affiliate Marketing ha il primo grande pregio di dare la possibilità a tutti coloro che desiderano creare un business online di farlo senza avere beni o servizi propri da vendere, senza una struttura di e-commerce, quindi con investimenti assolutamente esigui.

Addirittura potreste anche non avere alcun sito e magari fare campagne di advertising sui social come Facebook e Twitter creando inserzioni con link tracciato che manda l’utente (lo so, fa schifo chiamarli così nel 2015) direttamente al sito del merchant. Ma questa strategia è profittevole? A volte molto, il più delle volte per niente e non è per nulla affidabile nel medio termine.

Però prima di partire a mille è assolutamente fondamentale avere un piano e non dovete essere pensare a chissà che cosa. Facciamo un esempio veloce, pensiamo al sito piratinviaggio.it, che fonda il suo business sull’affiliazione. Il loro compito è scovare ogni giorno le offerte migliori, anche errori nei tariffari delle compagnie aeree, che permettono di viaggiare davvero con 4 soldi. E’ un idea, buona o cattiva, destinata a lunga vita o a finire presto, ma è un’idea. Così si costruisce un business fondato sull’affiliazione.

Si tratta anche di trovare il settore giusto, di diventare autorevoli. Le persone devono potersi fidare di voi e voi dovete dare loro un motivo per fidarsi, ovvero informazioni valide.

La rete e le sue caratteristiche giustificano l’esistenza degli affiliati…

Si perché il vantaggio competitivo online si fonda sulle informazioni, le persone navigano per conoscere cose che non sanno già. Che sia farsi gli affari di altri su Facebook o valutare le specifiche tecniche di un cellulare, si naviga per ottenere informazioni. La transazione deve essere vista come la conseguenza di una corretta e convincente informazione. Questa è la base del web marketing.

Inoltre c’è da fare i conti con il consumatore moderno, che forse non potremmo neanche più chiamare consumatore. Oggi l’utente che utilizza la rete per informarsi ed acquistare non vuole più sentirsi dire cosa deve o non deve comperare, vuole un rapporto paritario con le imprese. Queste devono togliersi dalla testa le politiche di marketing volte a colpire un target, ponendosi sullo stesso piano del consumatore.

Questi a sua volta, come rivelano Paolo Iabichino, Stefano Gnasso nel loro bellissimo libro Existential Marketing: I consumatori comprano – Gli individui scelgono, è ormai disilluso dall’atto del consumo, è ipercritico, selettivo, efficiente, disposto a spendere solo quello che lui stesso ritiene adeguato. Questo non significa che l’unica variabile che conta è il prezzo ma che ogni business online (affiliato compreso) per avere successo deve essere in grado di dare un valore positivo alla fase di e-shopping, deve riuscire a suscitare emozioni e valori positivi.

Tutto questo va a giustificare la presenza di un modello di business apparentemente fragile come quello dell’affiliato. Lui può essere in grado meglio dell’impresa di instaurare un rapporto paritario con l’individuo, possono essere credibili e possono suscitare emozioni nel consumo. Questo è quello che faccio nel mio myusa.it, cerco di trasmettere la mia passione per i viaggi negli States, ponendomi sullo stesso piano dei miei lettori (un viaggiatore come loro, non un’impresa). Questo è quello che dovrebbe fare ogni affiliato.

Questa è una panoramica sull’Affiliate Marketing, più avanti cercherò di scrivere qualcosa anche sui grandi limiti di questi business model.

Alla prossima e mi raccomando, condividete questo post e fatemi conoscere le vostre opinioni!

Andrea
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Andrea Tobanelli